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Venezia 75: un Leone chiamato Netflix

di Daniele Marseglia

Lunedì 10 settembre 2018

Per la prima volta in 75 edizioni di Mostra del Cinema il Leone d'Oro è andato ad un film che non verrà proiettato nelle sale cinematografiche, ma arriverà direttamente in streaming, su Netflix, alla portata di chiunque.

Quando a fine luglio il direttore della Mostra Alberto Barbera aveva annunciato il prestigioso programma del Concorso è balzato subito agli occhi di tutti la nutrita presenza di film con marchio Netflix. Così, “Roma” di Alfonso Cuaron (il vincitore), “The Ballad of Buster Scruggs” dei fratelli Coen (miglior sceneggiatura) e “22 luglio” di Paul Greengrass hanno gareggiato nella parte competitiva della Mostra. Ma Netflix è stata presente anche nella sezione collaterale, quella di Orizzonti, con “Sulla mia pelle”, il film sugli ultimi giorni di vita di Stefano Cucchi, e Fuori Concorso con l'inedito di Orson WellesThe Other Side of the Wind”.

Le polemiche, certo, non sono mancate e seguono lo stascico lasciato dietro dal Festival di Cannes che dall'edizione di quest'anno ha deciso di non accogliere più nel programma i film a marchio Netflix. Motivo? I film, per i francesi, devono passare obbligatoriamente prima nelle sale e solo successivamente in streaming (non prima di 36 mesi, però, un tempo effettivamente un po' troppo lungo). Venezia, così, si è fregata le mani e film come quelli dei Coen e Cuaron, destinati a Cannes, hanno attraversato l'Atlantico con destinazione Lido.

Se le polemiche ad inizo Mostra erano più incentrate sul fatto che la giuria fosse presieduta dal regista Guillermo Del Toro “reo” di essere amico fraterno di Alfonso Cuaron, in gara con Roma, dopo il verdetto è nuovamente scoppiata la polemica su Netflix. Le principali associazioni degli esercenti italiane, in un comunicato congiunto, hanno espresso nettamente il loro malcontento nei confronti della Mostra del Cinema e del direttore Alberta Barbera. Per loro è inconcepibile che un Leone d'Oro vada ad un film che non verrà distribuito nelle sale e che “il marchio della Biennale sia veicolo di marketing della piattaforma NETFLIX che con risorse ingenti sta mettendo in difficoltà il sistema delle sale cinema italiane ed europee”.

Chi scrive era presente alla Mostra e ha visto il bel film di Alfonso Cuaron vincitore del Leone d'Oro. “Roma” è girato in bianco e nero ed è un affresco sull'infanzia vissuta dal regista messicano in un quartiere di Città del Messico. C'è chi lo ha chiamato, non a torto, l'Amarcord di Cuaron. Dopo le oltre due ore di visione con i miei colleghi presenti al Lido ci siamo chiesti: “Quanto avrebbe incassato questo film se fosse uscito nelle sale?”. Mi sono risposto subito: “Poco, pochissimo”. Ben venga, quindi, la presenza di Netflix che renderà disponibile l'opera di Cuaron ad un potenziale pubblico di oltre 110 milioni di abbonati.

La storia recente della Mostra ci insegna che vincere il Leone d'Oro non equivale quasi mai ad ottenere grandi incassi in sala. L'unica eccezione l'ha fatta lo scorso anno “La forma dell'acqua” di Guillermo Del Toro, ma stiamo parlando di uno dei film più commerciali che hanno vinto Venezia negli ultimi anni. Basta tornare a due anni fa quando il massimo riconoscimento fu assegnato all'interminabile film del regista asiatico Lav Diaz (mai uscito nella sale, e non era di Netflix) o l'anno precedente quando il Leone fu assegnato al film “Ti guardo” (incasso totale: poco più di 150.000 euro).

Dire, quindi, che Netflix è il male assoluto e che uccide il cinema fruito nelle sale è un'affermazione parecchio azzardata e non del tutto vera, dati alla mano. Dando uno sguardo ad un'altra statistica si nota come le sale che proiettano i cosìdetti film d'essai (e “Roma” di Cuaron ci rientra appieno per com'è stato concepito) sono sempre meno in Italia e all'infuori delle grandi città (Roma, Milano, Torino e poche altre) è difficile trovarne. Altro motivo per il quale Netflix arriva a dare una mano ad un film come “Roma” che sarebbe così arrivato in un numero alquanto risicato di sale in tutta Italia.